Il bilancio d’esercizio ai tempi del corona virus

DNRA

 

Articolo inserito il 09/04/2020

 

Come noto, l’emergenza sanitaria da COVID-19 sta rendendo necessario, da parte del Governo l’emanazione di una serie di provvedimenti a sostegno di imprese e famiglie. Uno di tali provvedimenti, il D.L. 18/2020 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.70 del 17 marzo 2020), fra le altre cose, reca una serie di norme, in deroga, come vedremo alle regole normalmente applicate, relative al funzionamento delle società.

 

 

L' APPROVAZIONE DEL BILANCIO D'ESERCIZIO

 

L’art. 106 del Decreto, infatti, stabilisce, derogando alle regole del codice civile e anche a quanto previsto dagli statuti delle società, la possibilità di convocate l’assemblea ordinaria delle società (per l’approvazione del bilancio) entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio, in eroga, appunto ai 160 previsti dal codice civile.

I 180 giorni, invece, rappresentano, in “condizioni normali” una deroga concessa dal codice civile cui le società possono ricorrere ove sussistano situazioni eccezionali, circostanze delimitate a situazioni straordinarie individuate dal legislatore solo ove lo statuto lo preveda.

Pertanto, con il Decreto in commento rovescia la situazione concedendo, ora, a tutte le società l’approvazione del bilancio nel più ampio termine dei 180 giorni (anche per quelle società che non prevedono tale possibilità per statuto).

 

IL FUNZIONAMENTO DELLE ASSEMBLEE

 

In merito al funzionamento delle assemblee, il decreto prevede la possibilità, per società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, cooperative e mutue assicuratrici di effettuare l’assemblea anche mediante voto espresso in via elettronica o per corrispondenza e (in tempi in cui il concetto di distanziamento fra le persone è diventato uno slogan) l’intervento nell’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione.

L’utilizzo dei mezzi di telecomunicazione per la partecipazione all’assemblea è consentito, naturalmente purchè:

  • sia garantita l’identificazione di coloro che partecipano all’assemblea;
  • sia garantita la loro effettiva partecipazione;
  • sia garantito l’esercizio del diritto di voto.

In questi casi non è necessario che presidente, segretario (ove previsto) e (eventualmente) notaio si trovino nel medesimo luogo.

Andando nello specifico delle diverse tipologie di società, va detto che le srl possono consentire l’espressione del voto mediante consultazione scritta o per consenso espresso per iscritto, derogando a quanto prevede il Codice civile (art. 2479 comma 4) e alle disposizioni statutarie che eventualmente dispongano diversamente.

Le Spa quotate, per assemblee ordinarie e straordinarie, invece, possono fare ricorso al “rappresentante designato” al quale, a norma dell’art. 135-undecies del Testo Unico dell’Informazione finanziaria possono essere conferite deleghe con istruzioni di voto su alcune o su tutte le proposte messe all’ordine del giorno.

Inoltre, sempre al fine di garantire il distanziamento fra le persone (con il fine ultimo di evitare il diffondersi del contagio), nell’avviso di convocazione tali società possono prevedere che l’intervento in assemblea si svolga esclusivamente tramite il rappresentante, al quale possono essere conferite deleghe e subdeleghe.

Disposizioni, queste ultime che riguardano anche alle società quotate sull’Aim e alle società con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante.

 

LA VALIDITA’ DELLE DISPOSIZIONI

 

Va anche segnalato che tutte le disposizioni appena citate si applicano alle assemblee convocate entro il 31 luglio 2020, o, qualora lo stato di emergenza si protragga oltre tale data, sino al momento in cui lo stesso è in vigore sul territorio nazionale.

 

INFORMATIVA, I FATTI INTERVENUTI DOPO LA DATA DI CHIUSURA DELL'ESERCIZIO

 

La nota integrativa al bilancio 2019 deve illustrare, per quanto possibile, gli effetti economici causati dall’emergenza sanitaria e questo riguarda tutte le società, sia quelle quotate, sia quelle non quotate, dunque si le società che applicano i principi contabili nazionali, sia quelle che, viceversa, applicano i principi contabili internazionali.

Per quanto riguarda le società che adottano i principi contabili nazionali (il principio di riferimento è l’OIC 29), va precisato che l’articolo 2427 n. 22-quater, introdotto dal decreto 139 del 2015 specifica che in nota integrativa occorre indicare l’effetto patrimoniale, finanziario ed economico dei fatti avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio. Ossia, non è sufficiente indicare e/o descrivere, in maniera discorsiva questi fatti significativi ma occorre anche fornire informazioni anche circa la natura e gli effetti che tali fatti producono sui valori del bilancio (o le ragioni che impediscono di indicarne gli effetti). In buona sostanza prima della riforma recata dal già citato Decreto 139/2015 l’informazione era solo di tipo qualitativo, con la riforma del 2015 è diventata anche di tipo quantitativo. Naturalmente questa previsione è a tutela dei soggetti interessati all’informativa di bilancio.

Va da se che questo contenuto implica una maggiore responsabilità di controllo da parte di sindaci e revisori.

Ribadendo un concetto già espresso, questi fatti da indicare in nota integrativa sono quelli verificatisi dopo la chiusura dell’esercizio e che dunque, non possono riflettersi, per un discorso di competenza, sui valori del conto economico e dello stato patrimoniale la cui rilevanza dipende dal fatto però che, pur essendosi prodotti dopo la chiusura dell’esercizio, si riflettono in maniera significativa sui valori del bilancio e la cui omissione comprometterebbe le possibilità del lettore del bilancio di fare corrette valutazioni e di prendere le corrette decisioni in merito alla società.

 

QUALI FATTI CONSIDERARE

 

Come già anticipato, i fatti in questione riguardano quelli verificatisi dopo la chiusura dell’esercizio, dunque, per quelle società il cui esercizio coincide con l’anno solare e che, pertanto, chiude al 31/12, i fatti in questione sono quelli che si sono prodotti fra quest’ultima data e quella di predisposizione della bozza del bilancio.

Rocollegandomi a quanto già espresso in apertura, questo aspetto, impone una considerazione, pertanto, in riferimento a quanto previsto dal Decreto 18/2020 in merito allo slittamento delle date di approvazione del bilancio.

In particolare, le società che approveranno i bilanci senza fruire del maggior termine concesso per l’approvazione del bilancio, continueranno a tener conto degli eventuali fatti prodottisi sino a marzo/aprile, data di predisposizione del progetto di bilancio da parte degli amministratori; le altre che, invece, si saranno avvalse di questo maggior termine, dovranno tener conto anche di tutti i fatti prodottisi nei mesi successivi, sino a maggio e a giugno. Evidentemente, (tutte) queste società dovranno inserire nell’informativa di bilancio anche gli effetti derivanti dal lock down imposto dall’emergenza sanitaria.

Per le imprese che adottano i principi contabili internazionali, il principio di riferimento è lo Ias 10, il quale detta regole analoghe a quelle già viste per le società che adottano i principi contabili nazionali e, dunque è possibile fare le medesime considerazioni.

Una nota a parte meritano le società quotate, poiché per queste ultime (che adottano lo Ias 10), l'inserimento di tali informazioni in bilancio incontra limiti, almeno per quelle che, avendo già fissato la data di approvazione del bilancio da parte dell’assemblea, hanno già predisposto la bozza di bilancio. In buona sostanza tali società non potranno inserire in bilancio una buona parte delle informazioni che la corretta applicazione del principio contabile richiederebbe con i conseguenti limiti nell’informativa di bilancio.

 

I PROBLEMI LEGATI ALLE SVALUTAZIONI DI BILANCIO (L’IMPAIRMENT TEST)

 

Da ultimo occorre considerare l’impatto che l’emergenza sanitaria in atto può avere sui valori di bilancio delle immobilizzazioni con la necessità di ricorrere a nuove valutazioni (svalutazioni) delle stesse, come richiesto dal principio contabile italiano OIC 9.

Diciamo subito che il principio in commento impone una svalutazione delle immobilizzazioni solo in caso di perdita durevole di valore delle stesse. Come già detto l’emergenza sanitaria in atto può incidere sui valori delle immobilizzazioni determinando la necessità di una loro svalutazione (impairment test). Chiaramente un simile tipo di valutazione è prematura per i bilanci delle imprese con esercizio che coincide con l’anno solare (chiuso al 31 dicembre 2019). O, per lo meno, in riferimento agli effetti che, sui valori dei beni icritti in bilancio possono produrre le conseguenze generate dall'emergenza sanitaria.

Lo stesso discorso vale per gli strumenti finanziari iscritti in bilancio il cui valore di mercato è diminuito nel 2020 a causa della situazione generatasi a causa dell’emergenza sanitaria. In entrambe i casi, si renderà necessaria solo l’informativa citata nel precedente paragrafo.

Per i bilanci che, viceversa chiudono l’esercizio nel corso dell’anno solare (ad esempio per quelli che chiuderanno il prossimo 30 giugno) si imporrà l’impirment test sulle immobilizzazioni e strumenti finanziari iscritti in bilancio il cui valore sia significativamente influenzato dagli effetti causati dall’emergenza da COVID-19. Chiaramente, come già anticipato per iscrivere in bilancio i beni ad un valore inferiore a quello contabile, occorrerà, per il tramite dell’impairment accertare che la perdita di valore sia durevole.

 

UN PO’ DI DEFINIZIONI

 

L’impairment test dovrà accertare il valore recuperabile dell’attività iscritta in bilancio. Quest’ultimo, a sua volta è dato dal maggior valore fra il valore d’uso e il fair value al netto dei costi di vendita.

Il valore d’uso di un’attività è dato dal valore attuale dei flussi di cassa attesi dall’utilizzo dell’attività stessa (quanta cassa si genera per effetto dell’impiego di quell’attività nella gestione aziendale). Il fair value, invece è il prezzo ricavabile dalla vendita di quell’attività in una regolare transazione fra operatori di mercato (ipotizzata alla data della valutazione).

Ebbene, in base all’impairment test, se il valore recuperabile dell’immobilizzazione è inferiore al valore netto al quale è iscritta in bilancio, l’immobilizzazione stessa sarà iscritta al suo nuovo valore (v. recuperabile) e la differenza fra i due valori sarà iscritta in conto conomico come perdita durevole di valore.

L’applicazione dell’impairment test dipende dalle dimensioni dell’impresa (OIC 9), nella fattispecie si applicano due modelli.

Il primo modello (il modello di riferimento) determina il valore d’uso tramite l’attualizzazione dei flussi di cassa attesi dall’utilizzo del bene. Con il secondo modello (detto semplificato e destinato alle imprese di minori dimensioni che redigono il bilancio in forma abbreviata e alle micro imprese) il valore d’uso è dato dalla capacità di ammortamento determinata, a sua volta dal risultato economico che la gestione è in grado di generare a copertura dell’ammortamenti

 

A completamento dell’esposizione, si sottolinea che il principio contabile (italiano) Oic 9 esplicita anche il concetto di valore economico significativo, dato dal valore terminale recuperabile dell’immobilizzazione al termine dell’orizzonte temporale di previsione esplicita, significativamente superiore al valore netto contabile a tale data.

 

Per esplicitare il concetto, nell’ipotesi in cui, al termine del periodo di previsione esplicita della capacità di ammortamento, per alcuni cespiti residua un valore economico significativo, tale valore, determinato sulla base dei flussi di benefici che si ritiene l’immobilizzazione produrrà negli anni successivi all’ultimo anno di previsione esplicita, concorre alla determinazione della capacità di ammortamento. In buona sostanza, alla capacità di ammortamento si somma l’eventuale valore economico che residua al termine del periodo di previsione (generalmente non superiore a cinque anni).

Il valore terminale del cespite è determinato mediante perizia o attualizzazione dei flussi di cassa attesi che danno evidenza della capacità dell’immobilizzazione di generare ulteriore utilità. La differenza, se stimabile e significativa, tra il valore terminale e il valore netto contabile è aggiunta al risultato finale netto.

Questa previsione, unitamente alla verifica dell’eventuale “durevolezza” della perdita, potrebbe indurre a ritenere opportuno soprassedere momentaneamente a un’eventuale svalutazione.

 

Daniele Di Teodoro
Dottore commercialista
Revisore contabile