Sfruttamento economico dei Diritti di Proprietà Industriale, royalties e agevolazioni fiscali

Segnaliamo alcune novità fiscali introdotte dal Governo al fine di incentivare le imprese a investire nella registrazione dei diritti di proprietà industriale e, quindi, a premiare gli inventori che investono le proprie energie personali e risorse nella innovazione tecnologica e nel progresso del Paese.
Occorre, innanzitutto, ricordare che i diritti di Proprietà Industriale (i “Diritti IP”) comprendono i marchi, i nomi a dominio, le indicazioni geografiche, le denominazioni di origine, i disegni e modelli, i brevetti per invenzioni, i modelli di utilità, le topografie dei prodotti a semiconduttori (i cd. “chip”), le nuove varietà vegetali, le informazioni aziendali riservate (art. 1, Codice della Proprietà Industriale) il software (questo ultimo tutelato dalla Legge sul Diritto d’Autore, Legge 22 aprile 1941 n. 633).
L’esempio tipico è l’imprenditore azionista unico che ha costituito la società i) la cui denominazione corrisponde al proprio nome e cognome oppure con un logo che richiama le iniziali dello stesso senza poi provvedere a registrare il marchio corrispondente alla denominazione della sua società, oppure ii) che utilizza un software e/o un nome a dominio e/o una invenzione creata dall’imprenditore stesso senza aver mai provveduto a registrare tali Diritti IP.
Dal punto di vista dell’azionista, l’utilizzo nella denominazione della società del proprio nome e cognome è qualificabile come una licenza concessa a titolo precario dal titolare della predetta denominazione, revocabile in qualunque momento. Dal punto di vista della società, l’utilizzo nella propria denominazione del nome e cognome dell’azionista è qualificabile come un “costo latente”.
Vediamo ora cosa accadrebbe se l’azionista unico decidesse di registrare a proprio nome il marchio oppure altro Diritto IP e poi lo concedesse in licenza alla società.
Nel nostro Paese è prevista una “defiscalizzazione” del 25% dei ricavi percepiti (le cd. “royalties”) da persone fisiche in caso di concessione in licenza a un terzo dei Diritti IP (cioè, un marchio, un brevetto, il software, il diritto d’autore, ecc.).
Facciamo un esempio: l’imprenditore che registra a titolo personale un marchio e poi lo concede in licenza esclusiva alla SRL, ipotizzando che abbia percepito euro 20.000 per royalties, sarà tassato soltanto su euro 15.000 (il 75% dei ricavi da royalties) con un risparmio d’imposta pari al 25% (cioè euro 5.000 completamente esenti da qualsivoglia imposta).
Quindi, esiste un vantaggio fiscale (si tratta di una soglia di “defiscalizzazione”) nell’utilizzo delle royalties derivanti dallo sfruttamento dei Diritti IP per via della ridotta tassazione in capo alla persona fisica, titolare dei predetti Diritti IP, che percepisce i ricavi.
Lo studio DNRA è composto da dottori commercialisti, revisori legali esperti contabili ed avvocati, cioè da un team di professionisti specializzati che, con competenza ed esperienza, possono affiancare l’imprenditore per valutare se è possibile, e in quale misura, sfruttare i Diritti IP.
Giovanni Leone
Studio DNRA
Maggio 2019 © Riproduzione Riservata